


“Non sembravo depressa. Ma lo ero.”
C’era il sole, fuori. Me lo ricordo bene. Era una di quelle giornate di inizio primavera che sembrano fatte apposta per dirti che andrà tutto bene. Ma dentro, invece, c’era buio. Un buio silenzioso, che non faceva rumore, ma che si faceva sentire in ogni gesto, in ogni respiro trattenuto. Avevo mia figlia tra le braccia, piccola, perfetta. E io mi sentivo rotta. Non poteva essere depressione, mi dicevo. Non doveva esserlo. Avevo voluto quella bambina con tutta me stessa. Avevo tutto quello che serviva per essere felice. O almeno così credevo.
Mi chiamo Lara Meloni e questa è la mia storia. Una storia che parla di maternità, di aspettative, di silenzi. Una storia che parla anche di rinascita. Ma non subito, e non senza fatica.
Avevo convissuto per anni con l’ansia e gli attacchi di panico. Li conoscevo bene. Con loro avevo stretto una relazione difficile: a volte li respingevo, a volte li accoglievo, a volte cercavo di ignorarli. Ma ero riuscita a trovare un equilibrio, grazie a un lungo percorso terapeutico e al mio psichiatra, che non ho mai lasciato. Quando sono rimasta incinta, stavo bene. Così bene che, insieme, abbiamo deciso di sospendere i farmaci, con cautela e attenzione. Volevo allattare. Come tante donne, avevo idealizzato l’allattamento: lo immaginavo come qualcosa di naturale, di istintivo, come il gesto più puro che potessi fare per mia figlia.
Durante la gravidanza, mi sentivo tutto sommato serena. Ma ogni volta che incontravo un* professionista della salute, sentivo addosso uno sguardo sospeso. Mi veniva chiesto se stavo bene, ma era come se la domanda vera fosse: “Quando crollerai?” Io non volevo dar loro questa soddisfazione. Così sorridevo. E continuavo.